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Liste d’attesa: tempi biblici, disservizi Cup, scarse informazioni e prescrizioni prive dei codici di priorità. Il report del Ministero della Salute sui primi 4 mesi del numero verde. Dal Lazio record di chiamate

quotidianosanita.it 12 febbraio 2019

Anteprima. Liste d’attesa: tempi biblici, disservizi Cup, scarse informazioni e prescrizioni prive dei codici di priorità. Il report del Ministero della Salute sui primi 4 mesi del numero verde. Dal Lazio record di chiamate

A poco più di 4 mesi dall’avvio del numero di ascolto sono state circa 1.800 le segnalazioni giunte al Ministero di cui il 59% per lamentarsi delle lunghe attese. Il più alto numero di proteste da Roma, Milano e Napoli. Emersa la necessità di informazione sulle modalità di fruizione dei servizi di specialistica ambulatoriale, sulle modalità di prenotazione, sul ruolo del CUP, sul significato del Piano Nazionale. Ancora poco usati i servizi web, ma chi li usa trova poche informazioni.

12 FEB - Tempi biblici (soprattutto nelle grandi città come Roma, Milano e Napoli), disservizi del Cup, prescrizioni che non riportano sempre l’indicazione di primo accesso o controllo e se di primo accesso che non indicano la classe di priorità che viene a volte indicata per i controlli. E ancora, sono in pochi i cittadini che accedono ai siti istituzionali, regionali, aziendali per informarsi e chi lo ha fatto ha riferito che le informazioni presenti sui siti web delle ASL non risultano complete, chiare ed efficaci. È questo il quadro che emerge dal report sui primi 4 mesi di attività del numero 1500 voluto dal Ministro della Salute, Giulia Grillo per dare alla possibilità di segnalare le criticità sulle liste d’attesa.
 
Ecco il report.

 
Numero telefonate. Circa 1800 sono state le telefonate raccolte dal 1500 sul tema delle liste di attesa dal giorno di attivazione del servizio, 8 ottobre, al 31 dicembre, in orario di operatività (dalle ore 10.00 alle ore 16.00). Circa 8000 sono i cittadini che hanno contattato il servizio nell’arco delle 24 ore, utilizzando le informazioni fornite dal messaggio della segreteria telefonica dopo la chiusura del servizio.

 

 
Durata telefonate. Il tempo medio di conversazione è stato circa 8,31 minuti, il tempo massimo circa 1,17 ore. La complessità dell’argomento, l’esigenza di informazione e la richiesta di ascolto hanno caratterizzato le conversazioni, comportando a volte tempi insolitamente lunghi delle conversazioni.
 
Donne e over 60 coloro che hanno chiamato di più. Le donne si sono dimostrate più versatili alla telefonata, 57.0% delle chiamate. Il cittadino che si è rivolto al servizio è di età media, 64 anni (min.18 max. 90) ha raccontato le proprie esperienze e in quota significativa quelle di altri.
 
Da Lazio e Lombardia il maggior numero di telefonate. Le telefonate sono giunte, in ordine decrescente, dalle regioni: Lazio (24%), Lombardia (13%), Campania (8.6%), Sicilia (8.0%) e Toscana (7.8%) e Puglia (6%). Statisticamente irrilevanti le chiamate dal Trentino Alto Adige e dalla Valle d’Aosta (2 telefonate per regione).
 
Il 59% si è lamentato dei tempi per l’erogazione della prestazione. La maggior parte dei cittadini (59% delle telefonate) si è lamentata per i tempi di erogazione delle prestazioni: Lazio 24.0%, Lombardia 13.0%, Campania 8.6%, Sicilia 8.0%, Toscana 7.8%, Puglia 6.0%.
 
Rilevante la richiesta di informazione sul PNGLA e sulla possibilità di ricorrere all’intramoenia pagando solo il ticket, 17% delle conversazioni.
 
Le segnalazioni sull’eccedenza dei tempi di erogazione hanno costituito il 12% degli argomenti affrontati dai cittadini: Lazio 25.3%, Lombardia 10.5%, Campania 9.5 %, Puglia 8.4%, Sicilia ed Emilia Romagna 7.4%.
 
Le segnalazioni sui disservizi dei CUP è risultata pari al 6.0%: Lazio 24.1%, Sicilia 20.7%, Lombardia 12.1%, Sardegna 10.3%, Toscana 6.9%, Campania Basilicata Puglia e Marche 5.2%.
 
Le prestazioni più rappresentate. Tra le 58 prestazioni del PNGLA sono risultate maggiormente rappresentate: la visita oculistica 11.35%, l'ecografia addome 7.0%, la mammografia e la colonscopia 6.8%, la visita cardiologica 5.0 e la visita neurologica 4.5%.
 
Tra le 58 prestazioni del PNGLA di primo accesso sono risultate maggiormente rappresentate: la colonscopia 11.9%, l’ecografia dell’addome 8.7%, la visita oculistica 7.1%, la visita
cardiologica 5.6%, l’esofago-gastro-duodeno-scopia la visita dermatologica e la mammografia 4.8%.
 
Tra le 58 prestazioni del PNGLA di controllo sono state oggetto di lamentela: la visita oculistica 12.1%, la mammografia 10.0%, la colonscopia 6.9%, la visita cardiologia e la visita neurologica 6.2%, l’ecografia addome 4.8%, l’ecografia capo e collo e l’ecografia della mammella e la visita endocrinologica 4.5%.

Le Asl più segnalate per le liste d’attesa più lunghe. 
Le regioni e ASL maggiormente segnalate per eccedenza dei tempi di erogazione delle prestazioni di primo accesso, sono risultate: Lazio 22.4% (RM 2, RM 1 e Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini), Lombardia 11.2% (ATS della città metropolitana di Milano, ATS della Brianza, ASST Papa Giovanni XXIII), Campania 9.7% (ASL Napoli 3 sud, ASL Napoli 1 centro, Azienda Ospedale G. Rummo), Sicilia 9.7% (ASP Catania, ASP Palermo, ASP Ragusa), Emilia Romagna 8.3% (AUSL Bologna, Azienda Ospedaliera Universitaria di Bologna, AUSL di Ferrara).
 
Le regioni e ASL segnalate per le prestazioni di controllo sono risultate: Lazio 25.4% (Policlinico Umberto I, RM 2, Frosinone, Latina,), Sicilia 10.1% (ASP Catania, ASP Messina, Azienda Ospedaliera Universitaria P. Giaccone, ASP Caltanissetta), Lombardia 10.1% (ATS della città metropolitana di Milano, ATS della ASST Papa Giovanni XXIII, ASST Spedali Civili di Brescia, ASST Fatebenefratelli Sacco), Toscana 8.1% (Azienda USL Toscana centro, Azienda USL Toscana nord ovest, Azienda USL Toscana sud est).
 
Le regioni e ASL maggiormente segnalate per le prestazioni non comprese nel PNGLA sono risultate: Toscana 16.1% (Azienda USL Toscana Centro), Lazio 13,0% (Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Tor Vergata, Frosinone, ASL RM1), Sardegna 9.7% (Azienda per la tutela della Salute), Abruzzo 9.7 (Lanciano Vasto Chieti, ASL Pescara).
 
Le osservazioni dei tecnici del Ministero della Salute. 
“I cittadini della regione Lazio – evidenziano i tecnici - , popolazione residente 5,898 milioni di abitanti al 31 dicembre 2017, si sono rivolti maggiormente al numero di pubblica utilità: 24% delle telefonate. Il dato appare ancora più rilevante se confrontato alle telefonate effettuate dai cittadini della regione Lombardia, 10 milioni di abitanti nel 2017, che ha rappresentato il 13% delle chiamate”.
 
“Se si prendono in considerazione le città di provenienza – proseguono dal Ministero -  delle telefonate si osserva che il dato è correlato al numero di abitanti. Infatti il 59% delle telefonate provenienti dal Lazio è stata effettuata dai cittadini di Roma (2,873 milioni di abitanti nel 2017). Anche il dato della Lombardia risulta correlato con la popolazione residente. Infatti solo il 22% delle telefonate provenienti da questa regione è stato effettuato da Milano (1,352 milioni di residenti nel 2017) il rimanente 78% proviene dall’hinterland milanese e dalle province della regione”.
 
Cittadini scarsamente informati sui propri diritti e sui servizi. “Ad una prima analisi del contenuto delle conversazioni – spiegano da Ripa -  risulta significativa la percentuale di lamentele. Questo dato mette in evidenza la necessità di informazione sulle modalità di fruizione dei servizi di specialistica ambulatoriale, sulle modalità di prenotazione, sul ruolo del CUP, sul significato del Piano Nazionale di Governo delle Liste di attesa del quale quasi nessuna delle persone che si sono rivolte al 1500 era a conoscenza. Solo una piccola percentuale di cittadini che ha chiamato il 1500, ha riferito di accedere ai siti istituzionali, regionali, aziendali per informarsi ed ha riferito che le informazioni presenti sui siti web delle ASL non risultano complete, chiare ed efficaci”.
 
“Tale carenza di informazioni – rimarcano i tecnici - e la mancanza di ascolto e tutoraggio del cittadino paziente ai vari livelli territoriali (MMG- CUP- Sportello ASL- Ospedale) ha contribuito a creare una erronea percezione verso l’urgenza delle prestazioni con classe di priorità programmata”.
 
I casi eclatanti. “D’altra parte – evidenziano dal Ministero della Salute - risultano eclatanti i casi nei quali l’attesa per effettuare indagini con questa classe di priorità assume tempi “biblici” ad esempio: ecografia addome (controllo) presso ASL RM 1 poliambulatorio via Lampedusa (un anno di attesa); mammografia (controllo) ASL Monza Brianza superiore ad un anno.
Se vengono prese in considerazione le segnalazioni per l’eccedenza dei tempi di erogazione delle prestazioni di primo accesso, si osserva che provengono dalla regione Lazio (22.4%), prevalentemente da Roma e riguardano le ASL RM 2, RM 1 e Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini”.
 
Le Asl su cui è arrivato il maggior numero di segnalazioni. La Asl RM 2 risulta al primo posto per le segnalazioni, popolazione residente di circa 1,300,000 abitanti, pari al 45% della popolazione complessiva del Comune; segue la ASL RM 1, popolazione residente di circa 1.046.862, pari al 36,4% della popolazione complessiva residente nel Comune.
 
La Lombardia con il 11.2% delle segnalazioni che provengono prevalentemente dalla ATS della città metropolitana di Milano segue al secondo posto.
 
La Campania con il 10% delle segnalazioni si colloca al terzo posto, popolazione residente 5.839.084 di poco inferiore a quella del Lazio. Il 55% delle telefonate ha segnalato le ASL di Napoli (ASL 3 sud, ASL 1 centro, ASL 2 nord).
 
Agli ultimi posti, con 0.5% delle segnalazioni sull’eccedenza dei tempi di erogazione delle prestazioni di primo accesso, risultano le regioni Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta.
 
“Una possibile interpretazione del dato – affermano i tecnici - analitico potrebbe essere individuata nella soddisfazione del cittadino del Trentino che non sente il bisogno di segnalare o nelle iniziative intraprese dalla regione quali: i RAO e i controlli incrociati sui medici che fanno la prescrizione e sugli specialisti che poi effettuano la visita. Infine, da quanto rappresentato dai cittadini, è emerso che le prescrizioni non riportano sempre la indicazione di primo accesso o controllo e se di primo accesso non viene indicata la classe di priorità che viene a volte indicata per i controlli”.


Fonte: quotidianosanita.it
URL: http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=70856