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  • aboutpharma.com

    23andMe lancia un test sulla farmacogenetica

    La Fda ha approvato – con indicazioni limitate e controlli speciali – un nuovo test in grado di fornire informazioni sulle varianti genetiche che possono essere associate alla capacità di una persona di metabolizzare alcuni farmaci, influenzandone efficacia ed effetti collaterali. Ma gli esperti sono cauti

    test genetico sulla farmacogenetica

       Sta facendo discutere la recente approvazione della Fda, del test sulla farmacogenetica firmato 23andMe. Il test diretto ai consumatori – autorizzato al commercio con controlli speciali per ora – fornisce informazioni sulle varianti genetiche che possono essere associate alla capacità di una persona di metabolizzare alcuni farmaci.

  • LeScienze.it  08 novembre 2018

    CRISPR incontra l'intelligenza artificiale

    Un nuovo metodo per modificare il DNA in modo prevedibile e correggere centinaia di mutazioni legate a gravi malattie genetiche sfrutta la tecnica CRISPR di editing genomico e algoritmi di apprendimento automatico. La precisione di questa strategia è però ancora troppo bassa per considerarla come opzione terapeutica di Anna Meldolesi/CRISPeRMania

    CRISPR incontra l'intelligenza artificiale

        Prendi un algoritmo in grado di imparare attraverso l’apprendimento automatico (inDelphi). Fagli macinare una montagna di dati sperimentali sulla tecnologia più in voga nei laboratori di scienze della vita (CRISPR). Scoprirai un nuovo modo per modificare il DNA in modo prevedibile e correggere centinaia di mutazioni legate a gravi malattie genetiche. Lo ha fatto un gruppo di ricercatori di Harvard e del Massachusetts Institute of Technology, guidato da Richard Sherwood, e i risultati di questo lavoro sono stati pubblicati su "Nature".
  • LeScienze.it
    07 novembre 2018

    NICO-UNITO: Identificato un nuovo bersaglio per contrastare la SMA

    Comunicato stampa - Lo studio pubblicato su "Frontiers in molecular neuroscience" di settembre

    Torino, 7 novembre 2018  - L’inibizione della proteina JNK rallenta la progressione della malattia che colpisce i motoneuroni ed è la prima causa genetica di morte nell’infanzia. Lo studio, realizzato dal gruppo di ricerca guidato da Alessandro Vercelli del NICO - Università di Torino in collaborazione con Tiziana Borsello dell’Università di Milano, chiarisce uno dei meccanismi molecolari alla base della SMA e apre la strada allo sviluppo di nuove terapie.
  • ansa.it

    Trapianto di cellule nella retina ridà la vista a ratti ciechi

    Nuove speranze per la cura delle malattie degenerative

    Redazione ANSA 06 novembre 2018 10:35
    In rosso le cellule del ratto e in verde il tessuto fetale trapiantato (fonte: Foik et al., JNeurosci, 2018) © Ansa

          Sottilissimi 'fogli' di cellule fetali trapiantati nella retina hanno restituito la vista a ratti diventati ciechi per colpa di una grave degenerazione dei recettori sensibili alla luce posti nel fondo dell'occhio: a tre mesi dall'intervento hanno dimostrato di percepire nuovamente vari aspetti degli stimoli visivi come dimensioni, orientamento e contrasto. Il risultato, che accende nuove speranze per la lotta alle malattie degenerative della retina, è pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience dal gruppo di ricerca coordinato da David Lyon, dell'Università della California.
  • ansa.it

    Visti nelle cellule i colpevoli della Sla

    Con una nuova tecnica di microscopia nata in Italia

    Redazione ANSA 01 ottobre 2018 11:25
    I colpevoli della Sla (Fonte: IIT, Elisiana Tafi) © ANSA

       Per la prima volta si è visto, all'interno delle cellule nervose, perché e come si formano gli aggregati di proteine che sono all'origine di una grave malattia neurodegenerativa come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla). E' stato possibile grazie alla nuova tecnica non invasiva di microscopia messa a punto in Italia, nel Center for Life Nano Science dell'Istituto Italiano di tecnologia (Iit) presso l'università Sapienza di Roma, e descritta sulla rivista Communications Biology. La ricerca, coordinata da Giuseppe Antonacci del centro dell'Iit, si basa su una tecnica di microscopia ottica ad altissimo contrasto che ha permesso di osservare strutture di dimensioni molto inferiori a quelle visibili fino ad oggi.
  • ansa.it

    Staminali riparano il cuore dopo l'infarto

    Cellule embrionali umane hanno curato il cuore di una scimmia

    Redazione ANSA 03 luglio 2018 12:24 
    Cellule del muscolo cardiaco derivare da cellule staminali umane (in verde) si sono integrate nell'area danneggiata dall'infarto (in blu) del cuore di una scimmia (fonte: Xiulan Yang/Murry Lab) © Ansa

       Cellule staminali umane hanno riparato il cuore colpito da infarto nelle scimmie: l'esperimento è stato condotto nei laboratori dell'Università di Washington, trapiantando cellule del muscolo cardiaco derivate da staminali embrionali umane. A distanza di un mese, il trattamento ha portato alla formazione di nuovo muscolo cardiaco e ha permesso al cuore di riprendere a pompare il sangue con più vigore. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Biotechnology, aprono alla possibilità futura di estendere questa terapia innovativa anche all'uomo.


  • pharmastar.it

    SLA: ottenuti motoneuroni dal sangue, importante passo avanti della ricerca italiana

    Assieme alla ricerca genetica sulla SLA, si aggiunge ora la possibilità di studiare in laboratorio i motoneuroni dei soggetti malati confrontadoli con quelli delle persone sane. È con questo nuovo strumento che si potrà avanzare nella ricerca per portare una soluzione pratica ai malati di SLA. In pratica, i ricercatori italiani hanno dimostrato la possibilità di ottenere motoneuroni da un semplice, e perciò ripetibile, prelievo di sangue.

       La sclerosi laterale amiotrofica (SLA), è una malattia terribile. Un puzzle genetico e ambientale che sfida la ricerca neurologica. Fino ad oggi studiabile attraverso i pazienti, il loro DNA, il siero, il liquor, su cui si sono fatti notevoli progressi. Oggi si aggiunge però una nuova importantissima possibilità: studiare il bersaglio principale della malattia, i motoneuroni in coltura, quindi in laboratorio. Sono loro, i motoneuroni, le cellule che progressivamente, ad ogni livello, controllando ogni genere di movimento muscolare, compreso quello respiratorio, cessano di “funzionare”. Con esito fatale. 
  • La prima cornea stampata in 3D, con staminali umane

    E' un prototipo, verso riserve illimitate per i trapianti

    Redazione ANSA  30 maggio 2018 15:11

    La cornea stampata in 3D con le cellule staminali umane (fonte: Newcastle University) © Ansa
  • ansa.it

    Scoperto il regista dell'embrione umano

    Decide il destino delle cellule, dalle pelle agli embrioni

    Le diverse strutture e i tipi cellulari in un embrione umano al 12 giorno dello sviluppo (fonte: Gist Croft, Alessia Deglincerti, Ali H. Brivanlou/The Rockefeller University) © Ansa

       Scoperto il regista dell'embrione umano, che decide se e quali cellule indifferenziate formeranno pelle o cervello, ossa o muscoli. Inseguito da quasi un secolo, l'organizzatore che modella gli esseri umani è descritto su Nature dal gruppo di Ali Brivanlou, della Rockefeller University di New York. Per motivi etici la ricerca è stata condotta su una versione dell'embrione umano con poche cellule fatte organizzare in un embrione di pollo, senza completare lo sviluppo.

  • LeScienze.it 25 aprile 2018

    La rivoluzione delle staminali embrionali umane

    La rivoluzione delle staminali embrionali umaneDopo vent'anni di speranze, divieti, promesse e controversie, le cellule staminali dell'embrione umano stanno rimodellando i concetti biologici e stanno finalmente iniziando a entrare nella pratica clinica di David Cyranoski / Nature

        Nel 1998, quando i ricercatori hanno iniziato a studiare come ricavare cellule staminali embrionali umane, Dieter Egli stava per iniziare la scuola di specializzazione. Nei due decenni successivi, queste prolifiche cellule sono state un appuntamento fisso della sua carriera. Il biologo, ora alla Columbia University, le ha usate per esplorare come il DNA delle cellule adulte possa essere riprogrammato in uno stato embrionale, e per affrontare le questioni relative allo sviluppo e alla terapia del diabete. Ha anche contribuito a sviluppare una forma completamente nuova di cellule staminali embrionali umane che potrebbe semplificare gli studi sull'attività dei diversi geni umani.
  • Fonte lescienze.it
    02 febbraio 2017

    Un'interfaccia neurale per la sindrome locked-in

    Realizzata in Svizzera una nuova interfaccia uomo-macchina che consente alle persone che hanno perso qualunque capacità di movimento, compresa quella oculare, di tornare a comunicare, sia pure in modo limitato. Il dispositivo è infatti in grado di "leggere il pensiero", rilevando le risposte del soggetto a semplici domande attraverso la misura dello stato di ossigenazione del sangue e la registrazione di un elettroencefalogramma(red)

  • CNR - News

    Il cervello che impara di nuovo a vedere

    25/10/2016

     

    PlosBiology_Morrone

    PlosBiology_Morrone

     

    Dopo una prolungata cecità, può il cervello essere di nuovo in grado di elaborare i segnali visivi? Un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista Plos Biology e condotto in collaborazione tra il team di Università di Pisa, Fondazione Stella Maris e Istituto di neuroscienze del Cnr, coordinato dalla professoressa Maria Concetta Morrone, e il team di Oculistica dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Careggi e dell’Università di Firenze, guidato dal professor Stanislao Rizzo, ha indagato quest’aspetto studiando un gruppo di pazienti ciechi affetti da retinite pigmentosa che sono stati sottoposti all’impianto di una protesi retinica.

    "La letteratura scientifica ha ormai dimostrato che dopo anni di cecità il cervello umano si 'riorganizza' e le aree corticali un tempo dedicate a elaborare segnali visivi, essendo ormai inattivate, assolvono nuove funzioni come ad esempio l’elaborazione di informazioni tattili o uditive", spiega Elisa Castaldi, primo autore dello studio, "i dati ottenuti da questo gruppo di pazienti dimostrano che questo processo è in parte reversibile e che si può fare in modo che le aree che una volta erano visive tornino a svolgere la loro funzione originaria, sebbene il nuovo segnale visivo sia molto diverso e molto distorto rispetto a quello originale".